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BRUNO TRENTIN : UN MAESTRO

Ho avuto modo di conoscere Bruno Trentin non solo , nei miei anni giovanili , attraverso i suoi scritti ( penso per tutti a " Da sfruttati a produttori " ), ma , direttamente ,negli anni della mia maturità anagrafica e politica , quando ho avuto il privilegio di dirigere la CGIL del Molise e , successivamente , di lavorare a Roma presso il dipartimento " politiche formative " della CGIL nazionale . L'incontro con Trentin , negli anni difficili dell'arretramento del movimento operaio ,successivo alle sconfitte degli anni '80 e alla profonda ristrutturazione dei processi produttivi che ne seguì , ha segnato profondamente la mia formazione di dirigente sindacale ; da Bruno non si poteva non imparare . Innanzi tutto ,Trentin ti trasmetteva il senso della dignità e della nobiltà del lavoro sindacale , della sua concreta politicità .Il sindacato " di classe " non è strumento di una politica decisa altrove , ma è esso stesso soggetto politico , a partire dall'assunzione dell'importanza del lavoro come fattore di identità collettiva e individuale e di progressiva presa di coscienza dei rapporti economici , sociali ,politici .Nobile il lavoro sindacale e alta la sua politicità , anche in virtù della sua concretezza , del suo non affidarsi alla fumosità dei proclami non verificabili , ma alla costruzione faticosa delle piattaforme , attraverso le quali strappare obiettivi tangibili di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro e ottenere spostamenti di potere percepibili nei luoghi di lavoro e nella società . Un altro aspetto centrale nel pensiero e nell'azione di dirigente di Bruno Trentin risiedeva nell'importanza che egli annetteva alla " persona " , come portatrice di un insopprimibile diritto alla diversità anche all'interno dei soggetti collettivi : la solidarità , all'interno della classe e tra i lavoratori , non è un dato acquisito staticamente , ma una conquista continua e faticosa. E' solidarietà tra diversi , non puo' essere realizzata attraverso l'appiattimento egualitario , ma deve puntare a valorizzare le potenzialità di ciascuno . A me ,che all'epoca ( parlo di circa venti anni fa ) venivo da una monocultura " marxista " piuttosto rozza , questa sua impostazione apparve sconvolgente e innovativa , inducendomi ad aprirmi a correnti di pensiero che facevano parte della formazione culturale cosmopolita profonda di Trentin , come il personalismo di Emmanuel Mounier e lo straordinario contributo di quella che forse è la mente più acuta del Novecento , Simone Weyl . Non bisogna certo confondere l'enfasi che Bruno poneva sulla " persona " come entità insopprimibile con l'individualismo attualmente dominante , con l'adesione acritica di certi esponenti della " sinistra " a quella che sembra essere la dissoluzione del legame sociale e la perdita di ogni senso di appartenenza comunitaria che caratterizza che caratterizza l'attuale epoca , cosiddetta postmoderna .

E , infine , di Trentin ricordo la serietà , il rigore, la cultura , la passione : tutte cose che , assieme alla consapevolezza di avere davanti un uomo che aveva vissuto intensamente e da protagonista tutti i fondamentali passaggi storici degli ultimi sessanta anni , gli conferivano una particolare autorevolezza .